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"we the street people talking"

giovedì, 01 marzo 2007

Non ho molto da dire, eppoi diciamocelo ... lo scrivere un blog è un qualcosa che dopo un pò rompe i coglioni.

Quando progetti e scrivi un post in fondo in fondo, in qualunque modo tu lo faccia, cerchi un confronto con chi ti legge (di solito si scrive come si parlasse all'universo mondo) sostanzialmente istantaneo. Non è che stai lì come lo scrittore a farti i cazzi tuoi, confrontandoti in differita con un pubblico di lettori che ignori e di cui non te ne frega una minchia. Anzi che rimuovi. Qui è diverso. E' un compromesso per chi senza pretese ha voglia di incastonare due o tre fregnacce negli anfratti della rete sotto forma di lettere alfabetiche (ereditate da quei trogloditi dei nostri antenati).

Insomma all'inizio è divertente poi quando ti rendi conto che stai facendo come quello che è salito in mezzo al parco sullo sgabello e si è messo a declamare panzane in libertà, insomma la Bra direbbe lo speaker corner, allora dopo un pò che ti sei sfogato ti stufi pure.

Il motivo secondo me, per quanto detto, è che la figura del blogger oggettivamente, universalmente e necessariamente, è ridicola.

Quindi chi ha un senso del ridicolo sviluppato non può a un certo punto non avvertire la cosa. Consapevole o meno che sia. Poi magari lo salva parzialmente l'appendice alla percezione del ridicolo che è l'ironia e in ultimo stadio l'autoironia.

Per esempio le donne questa consapevolezza, strutturalmente, non arriveranno mai a possederla. L'ironia e l'autoironia, niente. Questo sempre per il discorso di cui ai post precedenti che in ultima analisi, le vede chiuse nella loro psiche e incapaci di un reale confronto con la realtà.
Io a tratti invidio questa impermeabilità strutturale alla realtà che hanno sviluppato nel loro percorso evolutivo.

Probabilmente deriva dai millenni passati ad accudire i figli e il focolare domestico.
Il rimanere zincate nelle caverne, nelle palafitte, nelle domus, nelle canoniche, nelle ville, nei palazzi, nelle osterie, ha insegnato loro l'arte di escludere ciò che sta fuori.
Loro stanno sempre dentro. Loro non escono mai.

Invece l'uomi sta sempre fuori, tutto vagabando. Come diceva Pirandello in 1 nessuno centomila, dove Vitangelo Moscarda lo scissionista combatteva con l'integrità della moglie. Anche come nel libro di Svevo dove Zeno Cosini, altro scissionista, combatteva con l'altra grande integralista della letteratura italiana, la moglie Augusta.

La chiave del rapporto uomo-donna sta lì. Ma le cose evolvono.

Comunque fuor d'ispirazione i post alla fine escono uguale, anche se ti pizzica il ridicolo, magari senza progettare ma dando libero sfogo allo sfogo, alle cazzate che si susseguono una dopo l'altra sul foglio, aiutate dall'ironia e dall'autorironia, aiutate da una scienza "gaia". Che poi è l'antidoto, un pò  come il vino per il buffo albatros di Baudelaire, la social catena del Leopardi della ginestra di cui parla Melarancio nel suo ultimo post, il suicidio per Cioran, etc ...

Ma antidoto a cosa? Al ridicolo? Cosa minchia è davvero questo ridicolo? E l'eroe chi è?

Vabbè qualcuno dirà pure che Nietzsche ha dato di matto, che Leopardi era l'uomo più solo e sfigato della terra, che Cioran ha compato fino a 100 anni, e Baudelaire ... 

[to be continued] 

non ho proprio niente da fare alle 10:53 | link | commenti (4)