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mercoledì, 26 luglio 2006
GRAZIE RAGAZZI! Ieri si è votato a Palazzo Madama il provvedimento sulla competitività promosso dal Ministro Bersani per liberalizzare parzialmente alcune professioni, a vantaggio dei consumatori: la vendita dei farmaci da banco nei supermercati, l'abolizione delle tariffe minime per i professionisti, etc. Quando si è trattato di andare al voto al Senato dove la maggioranza è appesa a un filo e dove basta un tradimento di un paio di senatori per andare sotto è stato deciso di porre la fiducia che per i non addetti vuol dire più o meno: o mi votate il provvedimento o casca il governo. Bhè come sapete là è decisivo il voto dei senatori a vita e di quelli eletti all'estero. Per via del regolamento del Senato il voto ha avuto luogo alle ore mezzanotte e mezzo sia gentile. Bhè chi erano i due unici senatori a vita presenti:
ROBOCOP TI VOGLIO SPOSARE!!!!!!! Altro che concorrenza nel tessile ai cinesi, noi dovremmo esportare a bomba questi androidi di ultima generazione!!!!!!!!! L'altro senatore a vita presente, invece, bhè, lui si sa, usa mezzucci non proprio ortodossi a dispetto dei suoi 81 anni:
COSA VUOI DALLA VITA DI PIU? Nota di biasimo infine per i regazzetti Pininfarina, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azelio Ciampi e non mi viene più nessuno che sono risultati assenti. lunedì, 24 luglio 2006 MILANO ROMA NAPOLI
Dopo un fugace pranzo con Anita, incastrato nelle ore dedicate alla riunione di lavoro, smanioso del distacco ho preso l'aereo che da Linate mi riporta a Roma. All'aereoporto la mia vista è ferita dalla luce del neon a ricordarmi che un'altra cecità, la prossima, è sempre possibile. La sera sono solo per il concerto dei Massive Attack, il posto e l'umore non mi spingono più in là del focolare, e così vado a rifugiarmi nelle calde braccia dell'Osteria e delle Bra, che non vedo da un pò e che mi fa dono di una maglietta color azzurro acceso con sopra scritto "Fora de capu"; dritta dal salento la maglietta e la Bra. Alla caccia di libri per le vie di trastevere, nella pzza di Santa Maria, compro con leggerezza la Versione di Barney, ben sapendo che servirà a poco, e vengo scoperto da Ginetto e consorte, che ci lasceranno sulla porta dell'Osteria prima dell'una e mezza. Alticcio e fumaticcio vado anche io poco dopo. La mattina del sabato scorre via indolente tra le pagine di Barney; per il pomeriggio è programmata, si fa per dire, la partenza per Napoli. Il tempo mi scivola tra le dita. Lavo anche il frigorifero e la cucina. L'acqua alle piante. Chiudo le persiane. Domani sarò di nuovo qui. Salgo sul motorino ignaro degli orari dei treni e la città si fa opprimente nel suo caldo delle quattro di pomeriggio . Sul treno la lettura è disturbata dalle chiacchiere insulse di una trentasettenne di piacevole aspetto e dalla sua povera amica, un vero e proprio sparring partner, che non manca, la trentasettenne, di farmi conoscere i dettagli sulla costruzione della sua casa con pareti insonorizzate per i suoi esercizi di musica, del suo esame di solfeggio passato a pieni voti, del suo amore affettato per le colazioni palermitane, e tante altre mille cazzate, tutte che la vedono al centro del mondo, tutte sottolineate da una parlata che renderebbe malsana la calma del Dalai Lama, le avrei tirato un pugno in faccia. Finalmente si spegne nel sonno e l'amica ne approfitta per aprire un libro scritto in russo. Io invece riprendo a leggere di Barney senza troppa convinzione. A Napoli con l'animo disteso come un lenzuolo a primavera Lisa mia si fa trovare fuori alla stazione nella Micra rossa un pò accaldata. Davanti alla stazione una rissa tra ragazzotti finisce a tarallucci e vino, sotto lo sguardo divertito dei tassisti. Salgo in macchina e filiamo dritti a Cas*****o dove Lisa vive con la mamma e il papà. Poi scorriamo sulla circovallazione fino a Piedigrotta e nel degrado mangiamo, me beato, una pizza buona assai. S'è scordata da fumà a casa accidenti a lei. Adesso invece mi porta a fare un giro a Posillipo e poi di nuovo a Piedigrotta, in zona Mostra l'Oltremare, polo fieristico di Napoli, dove parcheggiamo con qualche timore. L'architettura del polo fieristico inequivocabilemente fascista mi affascina. Femi Kuti inzia il concerto, un amico di Lisa mi si presenta dandomi il benvenuto, benedetti napoletani, lui si comunica strano a Lisa bella, ma io non me ne curo e annaspo nel caldo umido traccannado acqua e Gin Lemon. A fine concerto, sul prato, sdraiato su un fianco, osservo la socialità dei napoletani simile alla nostra, rimane di caratteristico il sorriso degli occhi a colorargli il viso, un pò sbiadito devo dire, e così supporto Lisa bella, in mezzo ai suoi amici, per la manifattura della canna gentilmente offerta da Aurora. Un ragazzo della combriccola, di bell'aspetto, si vanta di non passare mai una giornata uguale ad un'altra, racconta con enfasi di essersi svegliato a ora tarda quella mattina con appena due dita di latte nel frigorifero, ahilui. Lisa lo apostrofa male nei suoi pensieri. Senile all'ennesima potenza, la gente che ciarla intorno, quasi Dio, quel verso di Flaiano si fa verbo mentale, "e pensare che questa farsa durerà ancora miliardi di anni, dicono". Sono le due di notte e saliamo al settimo piano, l'ultimo, di un palazzone del Vomero e sul vasto terrazzo dell'appartamento, che consta di un corridoio tutto tempestato di stanze sul lato destro, quasi fosse un pettine, sperimento la fatiscenza e la ruggine della ringhiera, avendo la sensazione che tutto possa sbriciolarsi da un momento all'altro. Fumo l'ultima sigaretta della giornata, come un condannato a morte. Consapevole che il giorno che verrà "restituirà al tempo un altro Lazzaro carico di memoria". Napoli è il timore di un crollo, ai miei occhi. Quelli che apro alle 8 e mezza della mattina dopo e Lisa dorme alla mia sinistra. Nel caldo e nell'umidità ci sfioriamo le mani, ci abbracciamo, la mia bocca cerca il suo collo, le mie braccia la sua vita. "Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva. Tra le pagine del quotidiano la mia attenzione cade su una pseudointervista al neo quarantenne Vinicio Capossela. Mi sembra dica, senile, che il dolore è lo stridere della vita che si oppone allo scorrer via delle cose, al distacco; dai volti, dai luoghi, dalle età. Condivido ma lascio andare noncurante, ben sapendo che tutto ciò che scende prima o poi risale, e viceversa. E mai una goccia si va a perdere. "l'attenzione di Dio, che mai dorme, Leggo postmoderno del matrimonio del figlio di Mastella. In trasferta a Napoli, senza paura, cucino, audace, gli spaghetti e il sugo alla cipolla. La pausa sotto casa di Aurora; discutono fitto di storie di pupe e io fumo pupo e scatto ancora con il cellulare. Poi si baciano sulle labbra e ancora via. Il treno parte con 25 minuti di ritardo, assaporo ancora tra le labbra le rotondità delle tazzine che hanno fatto del caffè di Napoli un vanto, due carrozze sono rotte, la gente inferocita vuole linciare il capotreno. La tristezza non mi assale, ma si insinua malandra nelle pieghe dell'animo che oggi è un lenzuolo sgualcito dopo una notte insonne. La mia casa di pzz Bologna è sempre tetra quando rietro. Non potendo resistere un secondo di più esco per andare dai miei ma finisce che vado da Bra. Fore de capu, bambina in un mondo di vecchi, e io la assecondo perchè così sento di fare. Ci infiliamo nel buio del parco di tor tre teste e camminiamo i prati buttando i piedi davanti alla testa. All'altezza del Chiesa di Mayer raggiungiamo l'anfiteatro sotto le stelle, debolmente illuminato, che sembra si trovi lì per caso, la sera prima era in un'altra parte del parco. Qualcuno tra breve racconterà una storia. (*) i versi non citati sono eccetto uno di Borges. giovedì, 20 luglio 2006 FEMI KUTI: WE PRAY FOR PEACE
Ieri sono stato al concerto di Femi Kuti, figlio del compianto Fela, il padre dell'afro beat di cui in un post lontano si tracciava un profilo biografico. La domanda è questa: se quello che ho visto con i miei occhi ieri è il figlio, il padre cos'era? Sicuramente tra i concerti più belli in cui sono capitato, un ritorno alle radici della nostra esistenza, un "dove stiamo andando su questa tera" fatto hammond, tromba, clarinetto, sax, percussioni, balli, danze, preghiere di pace. L'Orchestra era formata da una linea ritmica mostruosa: bassista e dietro un batterista con i controcoioni e un percussionista matto e sconsiderato, cinque e dico cinque fiati che ti assestavano d'improvviso tutti all'unisono un colpo sordo allo stomaco per poi cominciare a disegnare anche loro ritmiche più che melodie, un tastierista, un chitarrista e poi lui, clamoroso, voce, tre fiati che alternava (tra cui sax e clarinetto), un hammond. Un fisico superiore, alto, longilineo, muscoloso, un modo di danzare e muoversi sui ritmi sincopati dell'afrobeat entusismante e trascinante. Mi sono scordato le tre coriste africanime. Porca pupazza. Il pubblico dopo il primo pezzo strumentale sulla voce ha iniziato a delirare e mi si strusciavano addosso donne da tutte le parti. Temperatura mite. mercoledì, 19 luglio 2006 GALLI DELLA LOGGIA vs D'ALEMA Ho appena letto l'editoriale di Galli della Loggia sul sito corriere.it. Qui. Sostiene il barbuto che D'Alema parlando di reazione sproporzionata da parte di Israele nei confronti di Hezbollah, da bravo occidentale in panciolle, non si rende conto di quale realtà vivano gli Israeliani. Ecco questo di porsi in un'ottica è a mio modo di vedere l'approccio più sbagliato per camminare sulla via delle pace. Secondo me D'Alema sta 2 passi avanti rispetto a Galli, perchè è una banalità che tutti noi dobbiamo prendere atto della situazione "particolare" di Israele, la sfida è invece quella di fingere di considerarlo uno stato "normale", oggetto in questo momento delle provocazioni dei suoi vicini, e tenuto ad osservare comportamenti "normali". Con quale faccia e credibilità altrimenti si va a dire ai palestinesi che il terrorismo è male, che si deve arrivare ad una pacifica convivenza, che Israele ha il diritto di esistere come Stato? martedì, 18 luglio 2006 MEDIO ORIENTE IN FIAMME
La domanda cruciale è: Israele ha senso di esistere in quanto Stato nella terra di Palestina? Certo, un ebreo di Israele non se la porrà mai, la sua stessa esistenza è la risposta; e così possiamo capire le reazioni spropositate di chi sentendo minacciata la sua esistenza reagisce ad ogni colpo ricevuto. Il discorso deve però essere affrontato nella sua crudezza. Perchè parlarne e ragionarne è fondamentale per capire. Capire che una strada di pace può essere percorsa. Come la si voglia mettere rimane il fatto che il Sionismo cioè il ritorno del popolo di Dio alla terra promessa è un fenomeno teorico politico culturale che nasce a fine '800 e trova in tre grandi migrazioni e nell'acquisto delle terre, ottomane prima e sotto mandato brittannico poi, la sua realizzazione materiale. Prima fatte salvi pochi sparuti insediamenti di ebrei quella terra era degli arabi. Per trovare uno stato ebraico in Palestina bisogna tornare ai tempi degli antichi romani e alla Diaspora conseguente alle persecuzioni romane. Da un punto di vista politico la questione è ancor più complessa perchè con il passaggio post prima guerra mondiale della terra di Palestina dalle mani ottomane a quelle inglesi l'atteggiamento della comunità internazionale divenne ondivago. C'erano i primi massacri perpretrati dagli arabi (pogrom) che rifiutavano l'occupazione in atto delle loro terre da parte degli ebrei e c'erano nuclei di resistenza ebraici contro gli attacchi arabi. Gli inglesi ebbero un atteggiamento ondivago prima con Balfour dichiarando il diritto di esistere di uno stato ebraico, poi con il Libro bianco di Churchill facendo ampiamente marcia indietro e limitando ad 1/3 delle terre l'ipotesi di nuovo stato e soprattutto inasprendo le norme sull'immigrazione degli ebrei in Palestina. E' interessante notare che in questo periodo gli ebrei del sognato Israele fecero ampio uso dello strumento del terrorismo arrivando perfino a far saltare in aria l'hotel King David dove risiedeva il Governatorato inglese, assassinando il Ministro Inglese in Medio Oriente e il mediatore svedese, impiccando per rappresaglia i soldati inglesi, oppure attaccando agli autobus di linea arabi. Tra il '36 e il '39 con il montare della Rivolta araba contro l'immigrazione degli ebrei, e la vendita di terreni, rivolta fatta di massacri di ebrei, la situazione era insostenibile e gli inglesi cercarono di limitare molto l'afflusso di ebrei (spinti anche dal nazismo) in Palestina. Vabbè poi con la fine della guerra mondiale i fatti diventano più o meno noti, la dichiarazione del 1948 (800.000 di abitanti), l'appoggio (politico e soprattutto economico militare) degli USA e inizialmente dell'URSS, la guerra d'indipendenza con il suo milione di profughi arabi scacciati dalle loro case e la faticosa vita dello Stato guerriero di Israele. lunedì, 17 luglio 2006 CALCIOPOLI
Ho aperto i blog un pò a caso stamattina e ho trovato un post che mi ha fatto pensare a Bradipa. Iniziava così: non voglio occhi di specchio che riflettano dissociazioni di fasce luminose Comunque sulle sentenze della CAF di quella salma di Ruperto (finalmente il nano che muoveva il corpo di Montanelli ha trovato un nuovo lavoro) sul calcio voglio dire la mia, seppure telegraficamente che c'ho da lavorare troppo per i miei gusti e soprattutto in mezzo a gente cinquantenne che non fa un cazzo e guadagna il triplo più me. La Juventus protesta e ci vuole la faccia come il culo visto che dovrebbero restituire la metà degli scudetti che hanno vinto. La Lazio l'hanno fottuta e punita quasi a livello della Juventus che è vergognoso. Della Valle è un coglione. Il Milan vabbe il Milan è di Berlusconi proprietario di Mediaset e alimenta i bilanci di tutte le squadre di calcio (ad esempio alla Lazio nella stagione 98-99 fu scippato uno scudetto perchè nelle ultime 10 partire il Milan ne giocò un paio di vere le altre erano tutte passeggiate di salute). Così per dirne una sola dell'anomalia Berlusconi nel calcio. Comunque l'albo scudetti dal 1990 ultima stagione con sorteggio quasi integrale (vincitrice Sampadoria; quello prima a sorteggio integrale lo vinse guarda un pò il Verona) è il seguente: 1991-1992 - Milan Lo scudetto della Lazio l'ho seguito attentamente e posso testimoniare che dopo un campionato in cui la Lazio è stata praticamente sempre in testa con a ridosso la Juve che reggeva il passo solo perchè rubava partite a man bassa ci fu il famoso episodio di Cannavaro e dell'arbitro De Santis. In pratica l'arbitro oggi al centro dello scandalo Calciopoli annullò a Cannavaro, allora giocatore del Parma, alla penultima di campionato, un gol di testa regolarissimo su calcio d'angolo in modo inspiegabile. Scoppiò un putiferio sui giornali, i tifosi andarono sotto la Federcalcio con i forconi, e la domenica dopo, l'ultima di campionato, per magia la Juve perse (le sarebbe bastata una vittoria per vincere lo scudetto) con il Perugia di Gaucci che non aveva più nulla da chiedere al campionato e la Lazio di Cragnotti, un poco di buono, vinse il suo secondo scudetto. Fu evidentissimo il disegno, la Juve e Moggi non vollero attirare troppa attenzione su De Santis e la triade e lasciarono lo scudetto alla Lazio. Altrimenti ci avevano fottuto pure quello. Fino a ieri in Italia (ma scommetto cambierà poco anche domani) per vincere uno scudetto dovevi essere 20 punti più forte della Juve e 15 del Milan. Partivano con il bonus ste due squadre. Lo sanno tutti che è così, qualunque persona che si interessa un minimo di calcio. Il fattore arbitri è solo un tassello di un mosaico ben più ampio. Insomma, Milan Juve, Juve Milan. La cosa più ironica di tutte è l'atteggiamento dei sindaci delle città colpite: De Dominici di Firenze ha smadonnato contro la Melandri e contro Guidone Rossi e sta valutando di fare ricorso lui come Comune al TAR, Chiamparino ha detto due tre minchiate, e Weltroni oggi incontra i capi fascisti degli irriducibili!!!! Che paese ragazzi! venerdì, 14 luglio 2006 Sono stanco che la metà basta. Ho ripensato con nostalgia ai bei tempi, brevi, alla separazione, agli struggimenti, insomma mi sono crogiolato al fuoco del ricordo come uno spiedino sulla brace. Ieri, sono giustoappunto uscito con una milanese in gita a Roma. Guardate una milanese pazza perchè unisce un fighettismo nordico, a uno strano sentimento religioso, e un amore per me incomprensibile. Se fossi abile posterei una foto mentre le infilo la lingua in bocca. Chiaramente scattata con il cellulare. Insomma Baricco dice nel pezzo 1 su google della saga dei barbari su Repubblica che i blog hanno fatto a pezzi la letteratura. Poi autoargomenta che un video non può sostituire la carta. Tra l'altro dice che nessuno legge più Faulkner. Devo ammettere che mi stavo stuccando quindi può essere che non ho capito una mazza. Tra l'altro non ho letto le altre puntate (forse distrattamente una sul vino) quindi non so dove voglia andare a parare. Comunque sia ho provato sincera pena per Baricco e per i suoi Barbari. Anzi visto che ormai si scattano foto e si girano clip, si Baricco godo clip, con il cellulare, perchè non fare fuori piano piano anche i fotografi e i registi? Un nuovo neorealismo digitale consentirebbe altresì di fare fuori pure gli attori. Mi spiegate i barbari di Baricco? mercoledì, 12 luglio 2006 GIOIE E DOLORI DEL COMUNE DI ROMA
Ieri il Comune ha organizzato con la collaborazione delle sue banche tesoriere (tra cui Capitalia) il concerto di Manu Chao in uno spazio molto bello alle pendici del parco degli acquedotti, vicino alla tuscolana e all'Appia. La poesia di Manu Chao fatta di denuncia, di storie d'amore, di idiosincrasie moderne, di suoni reggae e di ritmi ska è esplosa, come al solito, nelle circa 2 ore di concerto. "Auguri per la Coppa, Romaaa!" ... e via la festa delle danze. martedì, 11 luglio 2006 POVERI MA BELLI
Volevo segnalare la notizia uscita qualche giorno fa sui giornali ovvero che il Comune di Roma vuole procedere ad un nuovo censimento perchè l'ultimo svolto (mi sembra nel 2001) parla di "soli" 2.800.000 residenti. Io parlo di questo problema, il problema dei clandestini, da lungo tempo. Il fatto è che questa metropoli, capitale del paese delle banane, somiglia via via sempre di più a Bombei o Calcutta o Citta del Messico. A pagare le tasse comunali e regionali siamo in pochi pochissimi, a usufruire dei servizi tanti anzi tantissimi. Per prima cosa ci sono i cittadini del sud. Nessuno ha la residenza, stanno tutti a Roma. Da mie stime personali posso affermare con certezza e prudenza che a Roma vivono in media 10 milioni di abitanti. Poi ci sono i clandestini in senso stretto. Cioè i migranti. Ma quelli sono per quanto mi riguarda il problema minore sia come numero sia come comportamenti. Ieri esco dall'ufficio alle 17.45 per portare finalmente il motorino a riparare che sono rimasto con la marmitta in mano, porco demonio. Mi incammino alla fermata del 60 express a piazza Venezia e il tabellino elettronico, molto utile devo dire, indica che l'autobus che aspetto è fermo al capolinea. Automaticamente penso "cazzo allora 10 minuti e arriva". Giusto il tempo di distrarmi a guardare una ragazza molto ma molto magra, tendente all'anoressico, alta, con un viso dipinto da raffaello e di ascoltare le conversazioni anglofone di due pupine che si erano rimorchiate uno stampellone brufoloso nordico che riguardo il tabellone e scopro che nulla è modificato. Inizio a innervosirmi, anche perchè passano un milione di autobus, tutti carichi come ovi, i diretti per Termini, la manna(ia) dei turisti, e sul tabellone elettronico di Walter compare il tempo d'attesa per il 60, che già attendevo da 10 minuti: 15 minuti. Bestemmio. Perchè ho fatto fatica ad uscire dall'ufficio così presto e perchè i mezzi pubblici si stanno mangiando tutto il mio sforzo. Mi rivengono alla mente attese, sempre per il 60, di mesi addietro che avevo cancellato. Affretto il passo e decido di puntare dritto alla metro di colosseo. Sotto il solleone cammino smadonnando Veltroni e tutti i santi. Non passa un cazzo di autobus da prendere al volo nel tragitto piazza venezia Colosseo. I turisti infami camminano la via dei fori imperiali stancamente ostruendomi il cammino. Solo quando ormai sono prossimo all'immensità dell'anfiteatro flavio che vedo serafico sfilare nel senso opposto il 60 express che avrei dovuto prendere io. Incredibile nonostante i 10 minutri fermo ad aspettarlo ho fatto bene a darmela a gambe perchè il tabellino aveva detto il vero e con il 60 che passa per il traffico a quel punto sarei arrivato a casa alle 19.30 e addio meccanico. Ce sei mai stato in mezzo al traffico di Roma? Mi piazzo defilato rispetto all'uscita di accesso al binario e vedo scorrere due treni nella direzione opposte che caricano le persone e ripartono. La mia pazienza comincia veramente ad esaurirsi e tiro calci nell'aria, siamo a 5 minuti di attesa per la metro, inizio a pensare che non arriverò mai a casa, borbottando tra me e me astrusità miste a insulti non riesco a darmi pace, un paese africano, una città di animali, la gente vicino mi dà man forte smaddonando sudata come me. Vecchi perlopiù. Quasi all'unisono. Raccontando aneddoti che non ho voglia di ascoltare. Esausta, distrutta, rammaricata. Nervosa. Fanculo ai turisti penso. Passano altri 5 minuti occhio e croce e finalmente si affaccia dal buio della galleria una cazzo di fottuta metro. E' colma fin dalla prima carrozza. Le bestemmie della gente sudata sulla banchina si fanno eco l'una con l'altra. Si aprono le porte e una ventata di puzza di sudore mi investe. Non posso perdere anche questo treno e aspettare la prossima chissà quanto. Così con fatica sfrutto l'uscita di 4 o 5 persone e mi infilo. Il caldo è insopportabile, sudo come un suino, finalmente a termini la metro scarica tantissima gente e altrettanta gente sale. Sono le 18.53 e finalmente sono arrivato a piazza Bologna. lunedì, 10 luglio 2006 CAMPIONI DEL MONDO Ormai è una tradizione secolare e così anche se i figli di ginetto (nome in codice), anzi il figlio fino a novembre, e i figli da novembre in poi, scavano un solco tra gli stili di vita, le partite dell'Italia ancora si vanno a vedere dal lui come da 15 anni a questa parte. La finale di ieri a mio modo di vedere ha fatto cagare. Ma quello che ha fatto veramente cagare sono stati i festeggiamenti in piazza. Almeno a Roma. Era pieno di coatti di merda, pelatini con le cinte dolce e gabbana, tutti drammaticamente uguali l'uno all'altro che cantavano a ciclo continuo "La mamma di Zidane è una puttana". E nemmeno le donne sfuggivano a questa logica del mucchio servaggio. Bandiere dell'Italia con al centro il fascio littorio, inneggiamenti al duce. Scontri con le guardie a campo dei fiori che presumibilmente preservavano dagli schiamazzi l'ambasciata di quei merdoni francesi. Insomma non c'era quel clima familiare che tanto piace a razzinga zeta che caratterizzò la festa dei mondiali dell'82. Stavolta c'era la marmaglia, l'Italia della marmaglia con lo scooterone. venerdì, 07 luglio 2006 Posto l'articolo di Tito Boeri, il grande, economista de lavoce.info, sui tassinari. Dove fa accenno come me nel post sotto (e come pochi hanno fatto) al mercimonio delle licenze. Qui. Però il mio pezzo è fatto molto meglio. Forza Tito! giovedì, 06 luglio 2006 SOTTO A CHI TOCCA: VENGHINO GLI AZZECCA GARBUGLI Dopo la rivolta dei tassinari che sta infiammando le già calde città d'Itaglia. A proposito forza azzurri! Kartofen cucinati e adesso via alla nuvel cusin. Dicevo dopo la rivolta di "chi ci guida e ci coduce? Il tassinaro duce. Leggete st'articolo inquietante del corriere e fato il paio con la foto del tassinaro pelato sotto. Insomma adesso scendono in campo in non meno agguerriti, sebbene meglio pettinati, avvocati d'Itaglia! Quelli che non pagano le tasse. Si. Quelli che c'hanno la macchina scappottata si. Quelli che 500 euro per una lettera di 10 righe si. Quelli che come direbbe Caparezza (grandissimo!) si riempiono le tempie di nubi empie (cioè si fanno le piste). 12 giorni di sciopero perchè il governo ha fatto fuori le tariffe minime. Minima spiegazione: l'albo dei professionisti stabilisce tariffe minime per i servizi, nessuno può offrire ai cittadini una tariffa inferiore. Tra l'altro c'è tutta una problematica sul numero di servizi di avvocatura che oggi è una giugla ma non voglio scendere sul tennico che non ho il tempo. Qui c'è la liberalizzazione solo all'insù! Se io sono un giovane bravo e rampante che vuole entrare nel mercato dei matusalemme avvocati facendoli fuori loro e le loro ferrari e puttane d'alto borgo con dei prezzi stracciati per poi magari alzare i miei prezzi in parallelo al nome e alla clientela che mi faccio, non posso. Tra l'altro sulle professioni c'è da sottolineare l'obbligo medioevale di praticantato di non mi ricordo quanti anni per i ragazzi che vogliono fare l'esame da avvocato (ma anche da commercialista notaro etc) etc ... risultato: c'abbiamo un esercito di giovani rincoglioniti e babbi cocainomani puttanieri. martedì, 04 luglio 2006 PIU' TAXI PER TOTTI Ho appreso del decreto Bersani in quel della costiera cilentana, mentre mi ingozzavo di mozzarelle di bufala, pomodori succulenti e fogliolone di basilico.
Questo blogghe è da sempre attento alle vicende che riguardano i tassinari, anche perchè con il lavoro che faccio sono portato a prendere spesso il taxi. I tassinari non mi stanno simpatici, credo questo sia chiaro. A Roma fatta eccezione per qualcuno, soprattutto giovane, il resto sono teppa ripresa per i capelli. Marmaglia. Gente ignorante e con pochi scrupoli. Tra di loro rasentano comportamenti da denuncia. Con i turisti lo sappiamo bene.
Io stesso 6 volte su 10 tornando da fiumicino a Roma sono costretto a ricordare al tassinaro che immessi sul raccordo deve mettere la tariffa 1, quella urbana. Che alla fine ti fa una differenza di circa una decina di euri. Premetto che il provvedimento Bersani sui taxi è dal mio punto di vista largamente insoddisfacente, anzi un papocchio direi. Va in primo luogo rilevato che le tariffe non sono state liberalizzate: sono fissate sempre da commissioni comuniste regionali di espertoni magnaufo a tradimento. I tassinari si lamentano al riguardo che sono ferme dal 2001, cioè dalla lira. 45 euro per andare a fiumicino da pzz bologna, ma siamo matti? Il taxi volante, cioè quello che trovi vuoto nella città e che prendi al volo, praticamente non esiste più, e allora devi chiamarli ai famosi centralini e ti si presentano con il tassametro già partito e tu devi solo pagare e fare atto di fede. Dicevo Bersani: secondo me hanno fatto una minchiata perchè con le nuove norme aumenta il numero delle licenze ma non si liberalizzano le tariffe, risultato: la stessa torta di oggi (pagata dal cittadino) se la divideranno tra più persone. Poi vedremo con quale criterio ingiusto. Ergo: domani che si vorrà veramente liberalizzare sarà ancora più difficile farlo perchè le persone appese a quel lavoro saranno di più. Questo è il primo argomento. Veniamo al secondo. Io penso che il vero scandalo del servizio taxi sia la licenza. Una licenza ha senso soltanto perchè regolamenta lo svolgimento del servizio garantendo al tassinaro che la concorrenza sia tale da non far cadere più di tanto il guadagno di quest'ultimo. Provate a immaginare un sistema senza regole: ci sarebbero tanti di quei tassisti (è il lavoro più stupido del mondo), africani direbbe quell'animale del cartello sopra, che la concorrenza porterebbe a far guadagnare poco più di una minatore o di un deambulante. Allora precisiamo meglio, non è uno scandalo la licenza in sè, preservare un certo livello di reddito (seppure a spese della collettività) non è uno scandalo, la vergogna è che di questa licenza venga fatto commercio. In teoria non si potrebbe, la legge dice(va) solo che il tassinaro dopo cinque anni di esercizio ha facoltà di "trasferire", si usa proprio questo termine, la licenza ad altro soggetto iscritto all'albo. Piccola parentesi. Qui si introduce il concetto di albo: il comune per legge tiene un registro dove vengono sengnati tutti i soggetti che hanno i requisiti (stabiliti dalla legge) per fare i tassinari. Questo è inteso a tutelare i cittadini da tassinari fuori di testa, drogati, ubriaconi, non patentati e chi più ne ha più ne metta. Almeno in teoria. Africani direbbe sempre quell'animale della foto sopra. Magari un tedesco negli anni '20 avrebbe detto italiano. Cosa hanno fatto allora i tassinari? Siccome il mestiere per via delle cose che abbiamo detto prima è redditizio (parole di una tassista dette a me: "fino a 15 anni fa, cioè fino ai primi aumenti di licenze, il mestiere del tassista permetteva tranquillamente di crescere una famiglia e di comprare una casa") per definizione, cioè consente guadagni mediamente di 3.000 euro al mese, dicevo i tassisti si sono messi a vendere ai disperati disoccupati questo lavoro-guadagno garantito. Cioè hanno iniziato ad espropriare il frutto del lavoro dei neotassisti facendo leva sul privilegio della licenza sancito via via negli anni con le leggi. Con la compiacenza dello Stato. Risultato: una licenza (che è abbinata alla macchina e venduta con questa) costa per esempio a Roma fino a 150.000 euro. C'è un borsino vero e proprio. In sostanza fanno un contratto di compravendita della macchina e nel prezzo è inclusive anche la licenza. Tra l'altro nel provvedimento Bersani con l'uso della parola "cedere" si sancisce in modo definitivo che il mercimonio di licenze è legale. Questo è vergognoso. Perchè poi nelle tariffe stabilite dalle perestroiche regionali è inevitabile che di questo si debba tenere conto. La tariffa deve avere un livello adeguato che consenta di recuperare l'esborso iniziale di 150.000 euri in un tempo ragionevole. Quindi nel prezzo che noi corrispondiamo al tassinaro è incluso anche il pagamento delle licenze (non al comune ma al privato che la vende). Il tassinaro che protesta può dunque essere di vario tipo: 1) chi ha ricevuto dal comune la licenza anni e anni fa praticamente gratis e adesso si trova in mano un pezzo di carta che vale 150.000 euro (e che non vuole si svaluti); 2) lo sfigato che se l'è comprata due mesi fa (e giustamente nella sua coglionaggine è disperato perchè con l'aumento delle licenze si trova in mano un pezzo di carta che vale la metà ed un lavoro dove la torta si divide tra più persone); 3) colui che acquistato la licenza chessò 10 anni fa e ha ormai ammortizzato il costo facendo leva per questo periodo su un lavoro remunerativo in quanto protetto; 4) l'ex tassinaro che ricevuta dal comune la licenza agl albori s'è l'è poi venduta a prezzi astronomici e adesso se la ride davanti alla TV di tutto gusto. Da questa breve tassonomia, si capisce poi come questo sistema crei inaccettabili sperequazioni all'interno della stessa categoria, una sorta di nonnismo generazionale indegno: chi ha esercitato la professione agli albori ha avuto dal comune sostanzialmente a titolo gratuito la licenza. Ergo: per lui la tariffa (tolte le spese, come assicurazione, benzina etc) è un guadagno vivo. Per chi invece ha sborsato 100.000 euro sul mercato privato per quel pezzo di carta il guadagno è molto minore. Qual è la quindi la soluzione? Eliminare la possibilità di trasferire ("cedere") la licenza. Licenza nominativa e restituzione al comune al termine della vita lavorativa. Se ti becco per strada con una licenza non tua, ti tratto come un abusivo. Dopodicchè il ricambio dei tassisti verrebbe assicurato dal Comune stesso con corcorso pubblico come Cristo comanda per l'assegnazione delle licenze lasciate libere dai tassisti pensionati. Ciò consentirebbe anche di abbassare le tariffe mantenendo i guadagni dei tassinari immutati, perchè verrebbe meno il balzello iniziale, la rendita infame, che il nuovo entrato deve pagare al nonno uscente. La cosa più facile del mondo. Basta la volontà. Altrimenti teniamoci (a nostre spese e salate) i tassisti fascisti razzisti ciccioni e un servizio sostanzialemnte inaccessibile per i costi. Rimarrebbe in teoria il problema del coglionello, cioè di chi ha acquistato negli ultimi anni una licenza in base al malcostume diffuso, e che pertanto si vedrebbe azzerato un "valore" di 100.000 euri e più. Veniamo alla terza critica al provvedimento Bersani sui tassisti: dai la possibilità di acquistare più licenze ad una stessa persona già titolare che poi prenderebbe un lavoratore dipendente (iscritto all'albo) e lo farebbe lavorare con la sua licenza. Sempre il famoso africano dell'incivile cartello sopra. Ecco questa è veramente una cretinata. Io sono un tassinaro con licenza che vedo dimezzato il valore del mio pezzo di carta, cosa faccio? Mi attacco al provvedimento Bersani e, se ho un pò di soldi da parte, li investo comprando dal comune a prezzi presumibilmente bassi più licenze che posso. Poi, siccome le nuove licenze le posso prendere solo che già ce l'ho (secondo Bersani) faccio valere questo privilegio assumendo poveracci disoccupati e pagandoli 4 lire. Risultato: i tassinari aumentano, i nuovi assunti vengono sottopagati, il cittadino paga lo stesso prezzo, magari trova più disponibilità di taxi ma a quei prezzi mi sento di dire sticazzi, e il traffico di Roma si intaserà di taxi!! |
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