LIEVI LETTURE ESTIVE
Sto cercando di andare oltre la ragione economica immediata e considerare quale piacere si può trarre dal pensiero che ci sono uomini che strofinano piatti per tutta la vita. Perchè non c'è dubbio che esiste chi, facendo una vita comoda e agiata, trae piacere da tali pensieri. Uno schiavo, disse Catone, dovrebbe sempre lavorare quando non dorme. Non importa che il suo lavoro sia necessario o meno, egli deve lavorare perchè il suo lavoro è in sè stesso un bene, almeno per gli schiavi. Questo concetto persiste ancora e ha accumulato montagne di inutile, ingrata fatica.
Credo che questo istinto di perpetuare il lavoro inutile sia, alla base, solo paura della massa. La massa è composta da spregevoli animali che, se avessero tempo a disposizione, sarebbero pericolosi; se si vogliono evitare rischi è meglio che siano sempre troppo occupati per pensare. Un uomo ricco che sia anche intellettualmente onesto, richiesto del suo parare circa il miglioramento delle condizioni di lavoro, generalmente risponde suppergiù così:
"Noi sappiamo che la miseria è sgradevole: è tanto antica, infatti, che affliggerci pensando a quanto sia sgradevole è quasi un un godimento. Ma non aspettatevi che noi facciamo qualche cosa a riguardo. Ci dispiace per voi, classi inferiori, come ci dispiace per un gatto che abbia la rogna, ma lotteremo come demoni contro ogni tentativo di migliorare le vostre condizioni. Sentiamo che è molto più sicuro che restiate come siete. Lo stato attuale delle cose ci conviene e non intendiamo correre il rischio di lasciarvi liberi, fosse anche per una sola ora al giorno. Perciò cari fratelli poichè evidentemente dovete lavorare per pagare i nostri viaggi in Italia, sudate e andate all'inferno."
Tale è, in particolare, la posizione della gente colta e intelligente; essa traspare da centinaia di saggi. Pochissime persone colte hanno, diciamo, meno di quattrocento sterline all'anno; e naturalmente si schierano con i ricchi, perchè ritengono che qualsiasi libertà concessa ai poveri sia una minaccia alla propria libertà. Prevendendo come alternativa qualche lugubre utopia marxista, l'uomo istruito preferisce che le cose restino come sono. Può darsi che egli non abbia molta simpatia per i suoi colleghi ricchi, però ritiene che anche il più volgare di loro sia meno ostile ai suoi piaceri, più simile a lui dei poveri, e che gli convenga stare dalla loro parte. E' questa paura di una massa che si suppone pericolosa che rende conservatori quasi tutti gli uomini intelligenti.
La paura della massa è una paura superstiziosa. Si basa sull'idea che vi sia qualche misteriosa, fondamentale differenza fra ricchi e poveri, quasi fossero due razze diverse, come i negri e i bianchi. Ma in realtà questa differenza non esiste. I ricchi si differenziano dai poveri per il reddito e nient'altro, e il milionario medio è soltanto il lavapiatti medio vestito a nuovo. Scambiate i posti e, destra o sinistra, quale mano vuoi? Qual è il giudice, qual è il ladro? Chiunque si sia trovato insieme coi poveri, alla pari, lo sa benissimo. Il guaio è che la gente intelligente e colta, proprio quella dalla quale ci si aspetterebbero idee liberali, non si mischia mai con i poveri. E' del tutto naturale che da questa ignoranza derivi una paura superstiziosa della massa. L'uomo istruito immagina un'orda di sotto-uomini che vogliono la libertà, sia pure per un solo giorno, per saccheggiare la sua casa, bruciare i suoi libri e metterlo al lavoro, a sorvegliare una macchina o a scopare un gabinetto. E non si accorge che, dal momento che non c'è differenza tra la massa dei ricchi e quella dei poveri, non è questione di mettere in libertà la plebe. La plebe infatti è già ora in libertà e, sotto forma di ricchi, usa il suo potere per innalzare enormi fabbriche di noia.
Senza un soldo a Parigi e Londra, George Orwell, 1933
CONSIGLI PER LE VACANZE: CALA DE SAN PEDRO
(SPAGNA - ANDALUCIA - PARQUE NATURAL DE CABO DE GATA - NIJAR)

Testimonianza di un turista ignoto trovata sulla rete:
Desde una altura próxima a los 200 metros la vista es realmente excepcional. La arena clara se adentra en un mar totalmente plano, sin una ola, ya que la playa mira al sur y se encuentra protegida por la Punta Javana que le procura todo el socaire del Levante (SI TROVA PROTETTA DALLA PUNTA JAVANA DAL VENTO DI LEVANTE). El mar ofrece tres tonos cromáticos en función del fondo que cubre: verdoso cuando es arena, azul oscuro cuando son algas, y más oscuro aún cuando son rocas lo que oculta el agua. La playa no tiene más de 500 metros de longitud, y en su parte Oeste se levanta un castillo del siglo XVI, mandado construir bajo el reinado de Felipe II. Los terremotos, los ataques desde el mar y los años no han podido con sus muros, que todavía (ANCORA) siguen dignamente en pie. Dos o tres pequeñas construcciones se dejan ver entre la vegetación. La estampa es preciosa, con imaginación parece un inmenso teatro de la ópera, donde el escenario es el mar, la orquesta es la playa y el patio de butacas (ORCHESTRA) es un vergel regado por una de las pocas fuentes de agua dulce que hay por esta zona y los palcos son las rocas secas y ausentes de vegetación. Me encuentro en el alma del Parque Natural del Cabo de Gata.
Desde mi dominante posición veo el camino de bajada pero me cuesta trabajo saber dónde esta su principio. Después de algún titubeo, encuentro por dónde perder altura.
12.00 h. Por fin llego a pisar la arena de la Cala. Junto al final del camino hay un pequeño bar que resulta ser muy especial. Tras atravesar la pequeña terraza con todas sus mesas (TAVOLI) ocupadas, entro en la casa. La estancia tenía una pequeña barra (BANCONE) de dos o tres metros de longitud. Me había quedado (ERO RIMASTO) sin reservas de líquido, ya que me había llevado solo dos litros (DAL MOMENTO CHE MI ERO PORTATO SOLO DUE LITRI). La barra la atendía una mujer de edad indefinida ¿30 mal llevados?¿40? Cuando le pregunté (LE CHIESI) si tenía "Acuarius" me miró con una cara (FACCIA) que era todo un poema. Después de la negativa, me enunció todo tipo de bebidas refrescantes, completando con el vino, como la última de la lista, ya que parecía que no me decidía por alguna, como además era la realidad. Tomé (PRESI) un refresco y salí (USCII) al pequeño patio donde se podrían encontrar seis o siete mesas todas ocupadas, por personas en su mayoría jóvenes (PER LA MAGGIOR PARTE GIOVANI). Había hombres completamente desnudos, justo el que tenía frente a mí (QUELLO DI FRONTE) llevaba (AVEVA) un clavo clavado en su pezón (PIERCING AL CAPEZZOLO) y mujeres desnudas de cintura para arriba. Un señor calvo de no menos de 60 años se paseaba por la mesas saludando a la gente. Llevaba como única vestimenta unas chanclas (LE CIOCIE). Los "porros" (LE CANNE) corrían entre las manos de aquellas personas. Yo creo que aquello es lo más parecido (LA COSA PIU' SIMILE) a una comuna hippie que he visto en mi vida. A mi derecha, también solo como yo, se encontraba sentado un hombre de mediana edad que llamaba la atención por ir completamente vestido, pantalón y camisa blancas de hilo, aseguro que estoy hablando totalmente en serio, que apuntaba notas en un pequeño cuaderno, ¿qué escribiría? La verdad es que aquella terraza daba para contar muchas cosas y con buena pluma (CON UNA BUONA PENNA) y capacidad de observación se podrían describir muchas situaciones singulares.
Mientras descansaba (RIPOSAVA), veía la arena de la playa, la gente dándome envidia metida en el agua, y en el centro de la ensenada, fondeados, tres veleros de dos palos.
Tenía miedo a salir de debajo de aquel chamizo (AVEVO PAURA DI SCENDERE DA QUEL RIFUGIO), porque el sol se me asemejaba a un matón (CANAGLIA) que me "estaba esperando en la calle". Me hice fuerte, me armé de valor y continué ya el último tramo de mi dura excursión.
Saltando entre rocas alcancé (INTRAPRESI) el camino que va bordeando la falda de la Sierra de la Higuera y que te permite irte despidiendo (ALLONTANANDOTI) gradualmente de esta hermosa Cala. En esta senda (SENTIERO) me cruzo (MI INCROCIAI) con un montón de personas (CON UN SACCO DI PERSONE) que han dejado el coche (HANNO LASCIATO LA MACCHINA) en Las Negras y van hacia (VERSO) San Pedro. Bordeo por el oeste el Cerro Negro y por fin aparece ante mí el final de mi excursión.
13.15 h. Entro en las calles de Las Negras y termino mi excursión con las dos cosas que más deseo en este momento: Una bebida y una sombra.


